giovedì 10 gennaio 2008

Mombaldone: il borgo dei dettagli

Mombaldone-Piemonte-Provincia di Asti
Il nome
Mombaldone era, in antico, Mons Baldus, dal germanico "Bald" ovvero "monte", la collina su cui stavano gli otto mansi del monastero di S. Quintino di Spigno.
La Storia
Fra il VI-VII secolo, Mombaldone era sotto il dominio dei Longobardi. Il 4 maggio 991 Mombaldone emerse per la prima volta dall'anonimato con una citazione su un documento pubblico, l'atto di fondazione dell'Abbazia di S. Quintino a Spigno Monferrato: Anselmo, figlio del defunto Aleramo I (nel 967 proprietario della Marca di Savona-Monferrato), dota il monastero da lui fondato di terre, tra cui gli otto mansi di Mons Baldonis. Il 6 luglio 1209, nel mercato del Duomo di Asti, Ottone Del Carretto fu investito del feudo di Mombaldone, che resterà in possesso dei Del Carretto di Savona per tutto il medioevo. Fra 1280-1340 circa si registra una vivace crescita di Mombaldone grazie in particolare a Enrico IV Del Carretto, marchese di Finale: si costruirono infatti nuove case, il pozzo, ulteriori difese intorno al Castello e cunicoli coperti. Nel 1382, Amedeo VI di Savoia fece svettare le insegne della casata sul feudo di Mombaldone. L'autorità dei Savoia sul feudo fu confermata nel 1531 dall'imperatore Carlo V, che concesse molti privilegi ai marchesi Del Carretto di Savona, tra cui il titolo di Vicari Imperiali del sacro Romano Impero, la possibilità di conferire lauree e di battere moneta. L'8 settembre 1637, un tentativo di occupazione spagnola del Castello fu sventato dalle truppe franco-savoiarde comandate da Vittorio Amedeo di Savoia, che affrontarono il nemico nella piana del fiume Bormida, di fronte a Mombaldone. Negli scontri rimase però distrutto il Castello. Fra il 1706-1708, al termine della lunga guerra di successione del Monferrato e alla vigilia della formazione del Regno di Sardegna (1720), il feudo di Mombaldone fu confermato ai Savoia nel contesto del Monferrato Savoiardo. Sedate le liti, iniziò per il borgo un lungo periodo di tranquillità. Alla fine del Settecento comparvero i primi tentativi di bachicoltura, attività caldeggiata dai Del Carretto che porterà benessere alla popolazione fino a tutto l'Ottocento.
Da vedere
Un raro Medioevo di Langa
Mombaldone è l'unico borgo della Langa Astigiana ancora cinto delle mura originarie.
Passeggiare per la sua unica via centrale, da cui si dipartono vicoletti e passaggi, archivolti e cortili, significa compiere un percorso della memoria, un viaggio a ritroso nel tempo. Il colore dominante è il grigio delle case e l'ocra dei muretti a secco, ravvivato di tanto in tanto dal rosso dei vecchi coppi piemontesi lasciati affiorare in abili restauri. L'antico borgo castellano, di carattere medievale, ancora ben conservato, è sorto in epoca romana in prossimità del percorso della via Aemilia Scauri, tratto della più famosa via Julia Augusta che dalla ligure Sabazia (Savona) immetteva ai varchi per la Padania. L'abitato si snoda in due settori separati dal castello, oggi in rovina. Le unità edilizie, caratterizzate da strutture medievali, offrono particolari costruttivi in pietra arenaria, dai davanzali alle finestre, dai portali (alcuni con stemma carrettesco) ai voltoni. Molte sono le facciate in pietra a vista o in mattoni. L'impianto urbanistico è semplice: a schema lineare servito da un'unica strada maestra, lastricata a porfido e luserna. L'abitato è rafforzato verso la valle da forti muraglie difensive. Si può ammirare la Porta d'ingresso al ricetto, ad arco acuto, intatta nella sua forma di origine medievale. Essa costituisce l'accesso al borgo antico, il cui agglomerato a stesura lineare con asse sulla strada maestra è ricco di residenze di impianto rinascimentale, rimaneggiate, abbellite o ripristinate tra la metà del Seicento e i giorni nostri. Sulla piazza Umberto I, epicentro del borgo, convergono le maggiori emergenze monumentali:
- l' Oratorio dei SS. Fabiano e Sebastiano, edificato sul fossato del castello nel 1764, su disegno di Pietro Barozzi, e restaurato nel 1995-1997: l'ampia e sobria aula, con decorazioni del 1883, ospita attualmente convegni, mostre, riunioni, manifestazioni culturali e musicali;
- la Chiesa parrocchiale di S. Nicola, costruita a pianta esagonale nel 1790, sempre sul fossato del castello, opera di Giovanni Matteo Zucchi: l'interno custodisce tele secentesche e un gigantesco organo realizzato dai torinesi Fratelli Collino nel 1885.
Oltrepassata la piazza, la strada s'inerpica verso la sommità più elevata del borgo, dove il paese si disperde nella campagna. Si fiancheggia ciò che resta del Castello (XIII-XIV sec.), parzialmente demolito nel 1637. Al centro del Castello si erge una torre quadrata, ora poco più che un rudere, diroccata non solo dal tempo e dall'incuria ma anche per volontà nobiliare. Fu, infatti, il marchese Aleramo del Carretto, alla cui famiglia fin dal 1209 fu concessa l'investitura del feudo di Mombaldone, a donare nel secolo scorso parte delle pietre della torre per consentire l'ultimazione del tratto di ferrovia che collega Mombaldone a Spigno. I discendenti dei Del Carretto sono ancora oggi insediati nel Castello: non dominano più sugli abitanti, ma vegliano amorevolmente sulla conservazione del borgo e della sua identità storico-culturale. Infatti, tra il muraglione del Castello e l'oscura Portiola - un antro sorretto da volte in pietra a vista che metteva in comunicazione la strada maestra con la ripida discesa in fondo alla quale stava, vicino al fiume, l'abbeveratoio dei cavalli pronti ad essere cavalcati in caso di fuga precipitosa - si trova il palazzo detto la Fortezza. Il massiccio edificio con esterni in pietra a vista, documentato già nel 1209 e a più riprese rimaneggiato, dal 1981 è sede dell'Aldilà, un ristorante di richiamo internazionale, dove la marchesa Gemma Del Carretto conduce i suoi ospiti in affascinanti saloni d'atmosfera illuminista con arredamento "giuseppino" e "teresino", quindi settecentesco. E la storia nobiliare della famiglia è qui ingrediente irrinunciabile. Tralasciando il borgo, di moderno insediamento, formatosi a partire dal 1870 intorno alle costruzioni ferroviarie della linea Acqui-Savona, si può cercare, a nord del ponte sul Bormida, il vecchio Molino di Mombaldone (XVI-XVII sec.). L'antica costruzione ha nei secoli assicurato la sopravvivenza alla comunità locale, ma è ormai priva delle originarie attrezzature.
Piaceri e Sapori
Il prodotto del borgo
Capre, caprette, montoni, non è raro incontrarli a Mombaldone.
Guidati al pascolo da un cane e da un anziano contadino, si arrampicano sui calanchi più aridi e brucano arbusti, erbe e piante aromatiche che conferiscono al latte un sapore del tutto particolare.
Le aziende più importanti selezionano montoni da riproduzione per garantire la sanità della razza e il mantenimento delle qualità tradizionali.
Il piatto del borgo
Il menù di Mombaldone comincia con un antipasto misto, prosegue con un primo di pasta fatta in casa, mentre per i secondi la scelta è tra il capretto o il montone arrosto, la trippa o il bollito misto in salsa verde, o ancora una delicata robiola Dop di Roccaverano accompagnata da marmellata o miele.

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