martedì 15 gennaio 2008

Neive: profumo di vino

Neive-Piemonte-Provincia di Cuneo

Il nome
Il paese deve il proprio nome a una nobile famiglia romana, la gens Naevia, della quale fu possedimento.
La storia
Nel 100 a.C. Neive fu importante insediamento romano attraversato dalla via Aemilia Scauri costruita nello stesso anno dal console Emilio di Scauro.
In seguito alla romanizzazione delle nostre terre, avvenuta tra il primo secolo a.C. ed il terzo secolo d.C., Neive, come le altre province romane, fu soggetta alle invasioni barbariche.
Attorno all’anno mille, venne costruito sul colle più alto un castello fortificato per difendersi dai Saraceni; nei documenti si parla di “Oppidum Nevearum”. Sulla sponda sinistra del torrente Tinella, in località Santa Maria del Piano si insediò, sui resti di un tempio dedicato a Diana, un primo nucleo di monaci benedettini provenienti dall’Abbazia di S. Benigno Canadese. Si iniziò con una “cella” e poi con una “grancia” o azienda agricola, quindi un monastero che ospitò fino a 100 monaci; di questo monastero si conserva ancora la splendida torre romanica e l’adiacente sacrestia. Attorno al 1190 Neive faceva parte di un “Comune Consortile” con Barbaresco, Trezzo, S.Sisto, Neviglie e S.Maria del Piano. Dal 1200 in poi il Comune di Neive fu conteso dalle città di Alba e Asti. Successivamente Neive e Asti passarono sotto i Visconti (1387-1512), poi al Re di Francia, all’Imperatore Carlo V e infine a casa Savoia. Il più antico verbale datato 16 maggio 1564 è conservato nell’Archivio Comunale. Con la Rivoluzione Francese Neive viene annessa all’Impero napoleonico e con verbale in data 8 Luglio 1800 il Consiglio viene chiamato Municipalità e il Sindaco e il palazzo Comunale vengono, alla francese, vengono chiamati “Maire” e “Marie”. Tale giurisdizione finirà il 30 giugno 1814 e Neive ritornerà ai Savoia.
Il 15 Maggio 1865 viene inaugurata la stazione ferroviaria di Neive, con il passaggio del primo treno per Alba. Inizia così lo sviluppo urbano di Neive Borgonuovo.
Nel 1879 l’Amministrazione Comunale acquista il fabbricato della “filatura”, per trasformarlo in Uffici Comunali e Scuole Elementari, la stessa destinazione attuale.
Da vedere
Le case dai tetti rossi di un piccolo borgo antico
Il castello non esiste più, ma è rimasto l’impianto medievale della cittadina con le case dai tetti rossi addossate le une alle altre. Dall’alto del centro storico si gode di una splendida vista sulle vigne circostanti. Poiché questa è terra di grandi vini, non mancherà una visita alle aziende vinicole, spesso ospitate in dimore signorili come quella settecentesca dei Conti di Castelborgo, la cui cantina sprigiona balsami tra decorazioni e arredi d’epoca. L’ingresso al sontuoso giardino, racchiuso entro le mura meridionali del paese, di questo petit château è opera monumentale dell’architetto neivese Giovanni Antonio Borgese (1751) di cui restano tre archi di doppie colonne e un pregevole cancello in ferro battuto sormontato dallo stemma dei Castelborgo. Dello stesso architetto è l’Arciconfraternita di San Michele, realizzata tra 1759 e 1789 in stile barocco sabaudo, a navata unica con alta cupola centrale. Sul portale della chiesa sono curiosamente scolpiti i simboli rivoluzionari dei diritti dell’uomo.
La dimora più antica del borgo è Casa Cotto, risalente agli inizi del XIII secolo. Era una casa-forte appartenente a una ricca famiglia di banchieri. Aveva anche una torretta, ora tagliata. Presenta pregevoli soffitti e caminetti d’epoca; durante i restauri sono stati rinvenuti nell’archivolto della porta d’ingresso mattoni di epoca romana. Dello stesso periodo è la vicina Torre dell’Orologio (1224) costruita sotto il dominio del comune di Asti.
Nel muro si trova una lapide funeraria romana dedicata a Valeria Terza dal marito Caio Aelio.
Ancora più tarda è la Torre del monastero (secolo X) in stile romanico, a pianta quadrata, con due ordini di monofore su ciascun lato e i cinque piani delineati da decorazioni ad archetto. E’ tutto ciò che resta dell’antico monastero benedettino detto di Santa Maria del Piano che si incontra sulla strada per Mango. Un tempo lo stesso dipendeva dall’Abbazia di Fruttuaria di San Benigno Canadese.
Spiccano tra gli edifici sacri di Neive le due cappelle cinquecentesche dedicate a San Rocco e a San Sebastiano. La Cappella di San Rocco, in particolare, si presenta a pianta quadrangolare, con portico e campanile. È situata appena fuori le mura meridionali, davanti all’arco che costituiva una delle due porte d’accesso al paese e che congiunge oggi la Casa Demaria (secolo XVI) con il Castello dei Castelborgo. La Cappella fu ristrutturata nel 1783 dal Borgese ma conserva la parte centrale originale.
Un piccolo gioiello d’arte salvato dal degrado dagli attuali proprietari è Casa Bongioanni dello stesso architetto Borgese (1750), ricca di affreschi, decorazioni e stucchi d’epoca.
Piaceri e sapori
Il prodotto del borgo
Il Barbaresco che vi riempie il calice col suo color rosso granato che sfuma in arancione, non è l’unico frutto di questa terra. Neive non vive di solo vino – il che sarebbe già tanto, vista la qualità e l’abbondanza - ma produce anche un celebre salame, di gusto dolce e profumato al Barbaresco, ricavato dagli allevamenti di suini sparsi sul territorio, nonché una nocciola Piemonte IGP dal sapore e aroma finissimi, altra splendida coltura di Langa. In questo ristretto ambito collinare, a cavallo tra Langhe e Monferrato, cresce inoltre il pregiato tartufo d’Alba.
Il piatto del borgo
Ogni esperienza gastronomica rasenta, a Neive, l’assoluto, potendo scegliere, nel menu ideale, tra bagna caôda, tajarin al tartufo, carne cruda all’albese, coniglio al civèt, torta di nocciole, zabaione al moscato.
Per grandi tavolate è adatto il fritto misto alla piemontese – un secondo molto abbondante che funziona da piatto unico - mentre per sobillare le papille gustative va bene la fonduta con sfoglie di tartufo bianco.

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